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martedì 3 luglio 2012

Risk-ON & Risk-OFF

Spesso nelle analisi tecniche e intermarket si usano questi due termini per descrivere la situazione generale del mercato, ma cosa si intende quando si afferma Risk ON o/e Risk OFF?
Di recente ho trovato questa spiegazione che mi appresto subito a postare credendola molto utile per chi si sta avvicinando ai mercati finanziari.
  • Nelle fasi individuate come Risk ON, l’accettazione del rischio spinge gli investitori a vendere 
  • protezione (volatilità e opzioni put), a comprare azioni, materie prime e valute ad alto rendimento anche ricorrendo all’indebitamento (carry trade).
  • Nelle fasi individuate come Risk OFF, l’avversione al rischio spinge gli investitori a comprare 
  • governativi USA e tedeschi, a comprare protezione (volatilità e opzioni put), a vendere azioni, materie prime e valute ad alto rendimento.
Quindi i due termini mettono in allerta l'investitore sull'avversione al rischio presente sul mercato. Si ravvisa quindi un nuovo modo di osservare il mercato: è una visione proiettata esclusivamente all'analisi globale del rischio riversata poi nell'appropriata scelta delle asset class su cui investire.
A questo punto diventa interessante osservare le correlazioni dirette e inverse tra il grafico dello S&P500, il Vix e il cross da loro generato S&P500/Vix, sembra quasi che il cross reagisca con anticipo al cambio di stato da Risk On a Risk Off.



[Risk ON / Risk OFF http://bit.ly/Obbo6M - R.Malnati]

giovedì 3 maggio 2012

Forex Index

Diamo un'occhiata agli indici delle valute. Questi grafici sono molto interessanti inquanto indicano la forza generale della valuta a cui si riferiscono.
Ricordando infatti che l'indice della valuta rappresenta l'evoluzione di una moneta rispetto all'intero mercato forex e lo si può interpretare come la media di una valuta rispetto alle altre. La rappresentazione grafica rende facile visualizzare le tendenze generale della valuta.
Questi grafici mostrano semplicemente la forza di una valuta rispetto a tutte le altre.
Se ad esempio dalle nostre analisi su un determinato indice, USD index (indice sul dollaro americano) risulta un forte trend rialzista, sicuramente andremo a cercare un segnale buy su valute USD/XXX e sell su valute XXX/USD. Quando alla forza del dollaro americano si unisce la debolezza di un altro indice allora non c’è dubbio, la migliore cosa da fare è cercare un buy nel cross USD/valuta debole, sell per il contrario (USD debole, altra valuta forte). Grande aiuto anche quando gli indici si trovano su importanti livelli; se per esempio USD si trova poco sotto un’importante resistenza sicuramente non andremo subito buy sui cross USD/XXX o sell sui cross XXX/USD, ma aspetteremo l'evoluzione della tendenza dell'index.



mercoledì 11 aprile 2012

I capisaldi del Money Management

Riporto un estratto dal web in cui si cerca di fare luce ad alcune delle principali definizioni legate al corretto money management e più specificatamente alla corretta gestione della posizione.
Cerchiamo di comprendere quindi il significato dei seguenti termini.
  • Stop Loss
  • Breakeven Stop
  • Trailing Stop
  • Take Profit
  • Shock Protection

Lo Stop Loss è quel segnale che limita la perdita massima associata a ciascun trade. L'entità di questa perdita può essere fissata in diversi modi:% fissa
% legata alla volatilità del titolo
% punti fissi
Si impiega la % fissa quando non si vuole ammettere in nessun caso una perdita superiore ad un dato ammontare (in % sul capitale investito), indipendentemente dal titolo negoziato e quando si è convinti che raggiunta una perdita pari al valore prefissato, il segnale di ingresso sia da ritenersi invalidato e pertanto non sussistano più le ragioni che hanno spinto ad aprire la posizione.
Si impiega la % legata alla volatilità del titolo (magari ancorando il valore dello stop all'Average True Range del titolo) quando si vuole considerare la caratteristica intrinseca dei diversi strumenti azionari che possono percorrere lo stesso cammino con ampiezza delle onde (e quindi volatilità) decisamente diversa.
Si impiega un ammontare fisso quando si opera con strumenti future. Infatti questi strumenti portano a guadagnare o perdere non in ragione del movimento % realizzato quanto piuttosto in funzione del numero di punti incamerati o lasciati sul mercato. Perdere 1.000 punti per un ingresso errato a 50.000 piuttosto che a 25.000 è la stessa cosa da un punto di vista monetario: in entrambi i casi sono stati bruciati 5.000 euro per contratto (i dati espressi si riferiscono al Fib 30). Nel primo caso con un movimento del 2% nel secondo con un movimento del 4% dello strumento trattato.

Il Breakeven Stop è quel segnale che permette di chiudere una posizione in pareggio una volta raggiunto un determinato profitto. Il trigger da regolare è il guadagno che attiva il segnale. Il procedimento per la sua determinazione ricalca quanto visto per lo stop loss con i metodi a % fissa, % variabile e punti fissi. Attivare presto il segnale significa cautelarsi maggiormente da inversioni del mercato ma rischiare di chiudere in anticipo un trade profittevole. Al contrario attendere troppo per l'attivazione di questo segnale può portare una operazione favorevole che ha generato un bel guadagno virtuale a trasformarsi in una operazione che genera perdita reale!

L'evoluzione naturale dei due segnali precedenti è il Trailing Stop: qualora l'operazione si riveli profittevole e il guadagno continui ad incrementarsi è necessario cominciare ad assicurarne parte di esso, in modo che qualsiasi inversione del mercato (eccezion fatta per gap nell'overnight) non ci eroda l'intero guadagno virtuale accumulato.
In questa tipologia di segnale è necessario stabilire due livelli (ancora una volta secondo le metodologie esposte): il livello a cui attivare il segnale e il livello a cui porre la chiusura della posizione. Per il primo livello dovremmo scegliere un valore di guadagno superiore rispetto al breakeven stop, mentre per il secondo livello è necessario decidere quanto del guadagno virtuale accumulato siamo disposti a cedere al mercato. Se siamo disposti a cedere poco del guadagno accumulato rischiamo di andare incontro ad una uscita anticipata alla prima correzione del mercato; di contro mantenere il trailing stop eccessivamente lontano dai massimi (o minimi) raggiunti porta a vedere vanificato gran parte del guadagno accumulato.
Sarà una valutazione della strategia nel suo complesso e delle caratteristiche del trader ad indicare quali valori adottare per questi settaggi.

Il quarto caposaldo è il Take Profit. Questo segnale indica la chiusura della posizione raggiunto un determinato profitto, stabilito con le metodologie indicate. A differenza del Trailing Stop che non preclude la corsa dei prezzi, questo segnale pone un traguardo massimo al guadagno che può essere accumulato. Pertanto sarà un segnale particolarmente efficace per quelle operazioni che nascono in trading range ove lo spazio a disposizione per i movimenti di prezzo appare limitato. Meno efficace rispetto all'impiego del Trailing Stop sarà l'adozione del Take Profit nei grossi trend la cui entità è difficilmente quantificabile a priori.

L'ultimo segnale che vediamo, lo Shock Protection, è legato ad avvenimenti esterni che possono provocare shock sul mercato. Lo scopo di questo segnale è di proteggere la posizione aperta qualora il mercato imbocchi improvvisamente ed inaspettatamente una direzione opposta a quella desiderata, con forte incremento della volatilità. Prima che possa intervenire qualsiasi altro segnale chiudiamo la posizione grazie all'intervento di questo meccanismo che prevede una escursione massima avversa tra due barre pari ad un valore prefissato.